Il Frantoio rappresenta una delle testimonianze più autentiche dell’eredità della famiglia Fatta.
Il nostro frantoio risale al 1700 e si connota come architettura rurale tipica di edilizia paleoindustriale. Si è conservato intatto fino ai giorni nostri grazie alla volontà della famiglia ed è restato attivo fino agli anni ‘40.
Riconosciuto dalla Regione Sicilia come sito ad alto interesse storico e culturale, è attualmente oggetto di un restauro conservativo finanziato tramite il progetto CULTURA 4.0 inserito all’interno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Esso ha visto scorrere tra le sue mura vicende contadine, eventi bellici, trasformazioni tecnologiche e oggi, grazie al restauro sostenuto dal PNRR, torna a rivivere come simbolo della tradizione e della resilienza del territorio.



Il frantoio non è soltanto un edificio: è un luogo della memoria, un crocevia di storie familiari, comunitarie e rurali. Le sue macine in pietra vulcanica, i fiscoli in juta, la pompa idraulica manuale e il pozzo sorgivo ormai in disuso narrano di secoli di lavoro, sacrificio e ingegno contadino.
I reperti presenti all’interno dei locali del frantoio consentono inoltre di tracciarne la sua evoluzione tecnologica:
- L’impiego delle macine di pietra. Anticamente era questo il metodo per schiacciare le olive e iniziare l’estrazione dell’olio. Le prime macine di pietra, erano azionate a mano o con l’aiuto di animali. Questo sistema permetteva di ottenere un olio di alta qualità, anche se con un processo piuttosto lento e faticoso.
- La pressa idraulica: acqua come forza motrice. Questa evoluzione nelle tecnologia olearia interessò gli oleifici moderni, dall’Ottocento, che divennero veri e propri impianti vicini ai corsi d’acqua, lontani dalle abitazioni. La forza idrica rese possibile far lavorare più macchine allo stesso tempo, sviluppando torchi e presse idrauliche sempre più efficienti.
In disuso dagli anni ’40 non ebbe modo di recepire l’innovazione costituita dalla centrifugazione tramite macchinari. Fu nel Novecento, dopo la Seconda Guerra Mondiale, che furono inventate e diffuse le centrifughe per separare l’olio dalla sansa e dall’acqua di vegetazione, estratte con la pressatura. Un sistema innovativo e, ad oggi, sempre in continuo perfezionamento - Introduzione dei frantoi a pressione. Con il passare del tempo, divenne più comune utilizzare i frantoi con l’estrazione tramite una pressa, che premeva sulla pasta macinata di olive. Questi congegni permettevano di estrarre l’olio dalle olive in modo più efficiente, aumentando la quantità di olio prodotto.



Il frantoio di “Case Fatta” fa parte della tradizione dei frantoi di famiglia rimasti per generazioni nelle mani degli stessi nuclei familiari, che hanno saputo mantenere le tradizioni.
Il frantoio rappresenta un patrimonio edilizio eccezionale, poiché conserva l’impianto strutturale tipico degli edifici rurali e, al suo interno, tutto il necessario per la molitura delle olive: la macina, gli olivari per lo stoccaggio delle olive, una pressa idraulica, una pompa idraulica manuale e le pozzelle di raccolta dell’olio, nonché tutti gli attrezzi utili alla molitura, gli attrezzi agricoli per la coltivazione del fondo e le vecchie giare per lo stoccaggio dell’olio.
Quando abbiamo deciso di intraprendere questo progetto il frantoio si presentava in condizioni identiche a quelle dell’ultimo giorno di apertura, come se fosse rimasto congelato nel tempo.
Oggi è distribuito su un unico livello e diviso in quattro ambienti: il frantoio destinato alla molitura delle olive e tre locali accessori. Con l’intento di conservare la memoria delle tradizioni della terra , è stato realizzato un restauro conservativo finalizzato a restituire alla collettività un patrimonio edilizio sottoutilizzato e non accessibile al pubblico; il suo recupero favorirà anche la creazione di servizi utili alla fruizione culturale e turistica del territorio.
