‘‘I trappiti”, dal latino trappetum, erano gli antichi frantoi oleari sparsi per le nostre campagne nei quali, con immane fatica, si spremevano le olive per ricavarne l’olio.
Le origini: il frantoio arcaico del 1700
Il primo nucleo del frantoio risale alla metà del Settecento. All’epoca, il sistema era del tutto manuale ed arcaico. Nei locali antistanti il “Torcularium” in pietra calcarea locale impiegata per la spremitura delle olive.
Il mulino di questo frantoio era azionato da un asino aggiogato a una barra che, girando in cerchio, la faceva muovere all’interno della tramoggia (trimoia) dove venivano frantumate le olive.
La pasta veniva deposta sui “fisculi” di canapa, dischi circolari con un foro centrale dello stesso diametro della vite della pressa e due o tre per volta probabilmente venivano inframmezzati a dischi circolari metallici da cui l’olio veniva estratto per mezzo di torchi.
Questa tipologia di torchi sfruttava il principio della leva con impiego di una grossa trave in legno (prelum) ed erano impiegati sin dall’epoca romana..
Lentamente attraverso un meccanismo a verricello o con la rotazione di una vite, la trave, appesantita da un grosso masso, veniva spinta verso il basso schiacciando i frutti e il liquido fuoriusciva dai fistoli e defluiva attraverso dei canali a pavimento creati in pendenza verso le vasche di decantazione interrate.
Il torchio veniva azionato da un paletto, perpendicolare alla vite e quindi orizzontale che veniva spinto dagli uomini.
Il liquido indistinto finiva in un pozzo, la “santina” (sentina) e lasciato riposare un po’ per far si che acqua e olio si separassero grazie al diverso peso specifico. Quindi si cominciava a raccogliere l’olio.



Nel panorama della ruralità italiana, poche strutture incarnano la memoria collettiva e il senso di identità come i frantoi. Essi non erano soltanto luoghi di produzione, ma veri e propri centri sociali, culturali ed economici.
Il frantoio del primo Novecento: innovazione e continuità
Nei primi anni del Novecento, l’antico frantoio settecentesco fu sostituito con una nuova struttura, più moderna. La novità più rilevante fu l’introduzione della pressa idraulica, azionata manualmente tramite una pompa idraulica. Si trattava di una tecnologia moderna per l’epoca, che consentiva una maggiore resa e una lavorazione più rapida. Le sportelle di juta, contenenti la pasta di olive, venivano impilate una sull’altra sotto la pressa: il peso e la pressione permettevano di estrarre l’olio.
Il ciclo produttivo era faticoso e ripetitivo: il mulo, con paraocchi per non distrarsi, girava incessantemente attorno alla macina, trasformando le olive in pasta. Non vi erano ancora presse meccaniche o idrauliche: tutto dipendeva dalla forza umana e dalla resistenza fisica dei “molenari”.
Con uno strumento a forma lenticolare chiamato ‘nnaspo, l’olio, emergendo in superficie perché più leggero dell’acqua, veniva separato dall’acqua di vegetazione.
La funzione sociale del frantoio
Nelle comunità contadine, il frantoio non era solo un luogo di produzione, ma un presidio sociale. Anche se quello della famiglia Fatta era destinato principalmente alle olive dei fondi di proprietà, esso rappresentava comunque un punto di aggregazione.
E’ ancora perfettamente conservata la “Casa degli Uomini” ove i braccianti albergavano per tutta la durata della raccolta e spremitura delle olive e la Casa del Contadino che viveva in casa tutto l’anno per la cura del fondo. La famiglia si trasferiva d’estate al piano superiore per quasi un semestre da maggio a novembre per poi svernare in paese a Cefalù
Il frantoio scandiva i ritmi stagionali: l’autunno e l’inverno erano segnati dalle giornate di raccolta e molitura, momenti in cui le famiglie si riunivano, i bambini osservavano curiosi e gli anziani tramandavano saperi.
La Seconda Guerra Mondiale: il frantoio tra distruzione e rifugio
Il 1943 segnò un momento importante per la proprietà e per il suo frantoio.
Dal 15 lugio a fine ottobre del 1943 il frantoio fu anche quartier generale militare: accolse le truppe americane del generale Patton come testimonia la presenza delle vecchie taniche di carburante, gli elmetti ritrovati qua e i porta munizioni . Questa duplice funzione – rifugio per civili e presidio bellico – conferisce al frantoio un valore storico straordinario.
La cessazione dell’attività e la memoria conservata
Nel finire degli anni quaranta del ‘900, il frantoio cessò progressivamente la sua attività produttiva, complice l’avvento di impianti più moderni e centralizzati. Tuttavia, diversamente da molti altri frantoi abbandonati o trasformati venne conservato intatto.
La famiglia Fatta decise di mantenere le attrezzature al loro posto, come testimonianza viva della tradizione. Questa scelta, apparentemente nostalgica, si rivelò profetica: oggi il frantoio rappresenta un raro esempio di archeologia rurale, un documento materiale che permette di comprendere come si lavorava l’olio un secolo fa.
